sabato 16 giugno 2012

SORELLE CANADESI MORTE AVVELENATE NELL'ISOLA DI PHI PHI



Le sorelle sono state rinvenute cadavere dalla donna delle pulizie in un Residence a Phi Phi Island con presenti tracce di vomito nella stanza



Due sorelle canadesi di 20 e 26 anni sono state rinvenute cadavere nella loro camera presso un hotel a Phi Phi Island. Tutte le circostanze fanno pensare ad un avvelenamento mentre in molti ricordano la stessa sorte toccata a 2 ragazze nel 2009 proprio a Phi Phi.

I corpi rinvenuti nel loro alloggio al Phi Phi Palms Residence giacciono ora all’ospedale di Krabi mentre un team di dottori si prepara ad effettuare l’autopsia. La polizia sostiene l’ipotesi dell’avvelenamento come successo 3 anni fa’ a 2 sorelle rinvenute morte in camera dalla donna delle pulizie.

Le sorelle canadesi residenti in Quebec, hanno effettuato il check-in martedi’. Il Tenente Wisawa Senghar ha dichiarato che “le ragazze inizialmente volevano stare solo 1 notte ma poi hanno deciso di allungare un altro giorno”.

La camera e’ situata al pian terreno e quando la donna delle pulizie Giovedi’ mattina ha bussato alla porta per fare le pulzie, non vi e’ stata risposta alcuna. Solo il giorno seguente, notando che non hanno fatto il check-out, la direzione e’ entrata nella camera ed effettuato la macabra scoperta. La stanza aveva diverse tracce di vomito.

Nel precedente del 2009, dove 1 ragazza Norvegese e l’amica Americana sono morte sempre a Phi Phi, non sono state rinvenute tracce di vomito.

“E’ davvero difficile stabilire le cause della loro morte” afferma Wisawa aggiungendo che dipendenti dell’Ambasciata Canadese stavano arrivando per effettuare un sopralluogo.

Anangkana Choisrinal, infermiera all’ospedale di Krabi, afferma di non aver mai visto un caso del genere dove le cause della morte sono sconosciute aggiungendo “quando sono state rinvenute, erano gia’ morte tra le 12 e le 20 ore e portavano segni di sfogazioni corporee”.

Dr.ssa Pornthip Rajanasunand, celebre direttrice dell’Istituto di Medicina Forensica a Bangkok e la figura piu’ prominente nel suo campo, afferma di non essere stata contattata direttamente per questo caso aggiungendo che “se c’e’ una ragione per la quale sono morte, anche la causa verra’ stabilita”.

L’isola di Phi Phi assieme a quella di Phuket, e’ una destinazione popolare tra i giovani in cerca di avventura avente una reputazione di spensierate serati tropicali a base di musica e bevute. Gia’ portata alla ribalta dal cult movie del 1997 “The Beach” con Leonardo di Caprio, recentemente e’ stata riconosciuta come “isola da vedere” n.1 da TripAdvisor.com

Le morti di 2 giovani turiste nel 2009 non sono mai state risolte. Jill St Onge, americana di 27 anni alloggiava in camera con il suo ragazzo Ryan Kells mentre l’amica Norvegese Julie Michelle Bergheim di 22 anni si trovava nell’altra camera assieme all’amica Karina. A distanza di ore, Jill e Julie sono decedute mentre Kells e Karina sono scampati per poco allo stesso destino.

Laleena Guest House, dove alloggiavano, ha da allora cambiato nome ed i medici legali sia in Norvegia che negli USA non sono mai riusciti a stabilirne le cause del decesso.

La doppia casualita’ in circostanze misteriose ha attirato l’attenzione dei media. Lo scorso anno, Sarah Carter di 23 anni dalla Nuova Zelanda, e’ morta in circostanze sconosciute a Chiang Mai mentre alloggiava al Downtown Inn. Altri turisti sono morti nello stesso hotel in passato e, dopo l’ennesimo caso, il comune ha ordinato la demolizione dell’hotel.


Fonte: Phuketwan

venerdì 15 giugno 2012

SENSAZIONALE CASO DI STUPRO: LA VITTIMA CONFESSA DI AVER MENTITO




Stevie Bamford, 21 anni, come appare in una foto da lei messa su Facebook






Una ragazza australiana che ha denunciato alla polizia di Patong Beach di essere stata stuprata dall’autista del tuk-tuk, messa sotto torchio ha successivamente ammesso di aver mentito.

Stevie Bamford di 21 anni, e’ stata condannata a 15 giorni di detenzione per la messa in scena ed ha ammesso di averlo fatto per paura che il suo ragazzo si arrabbiasse con lei per essere rientrata tardi la notte. Trascorrera’ la carcerazione al Centro di Detenzione di Bang Jo invece di quello a Phuket Town.

“La donna dovra’ comparire davanti al Giudice della Corte Provinciale di Phuket” afferma un impiegato dell’Ambasciata Australiana che l’assiste.

Il Colonnello Sermphan – capo della Stazione di Polizia di Kathu – afferma che la donna ha ceduto davanti alle immagini della telecamera di sicurezza.

Il suo ragazzo di 21 anni si e’ molto arrabbiato dopo la confessione, distaccandosi dalla compiacenza affermando di essere stato anche lui vittima di bugie per tutta la settimana.

La coppia si e’ presentata alla stazione di polizia di Kathu alle 4:00 di Domenica dichiarando che la ragazza era stata stuprata dall’austista di un tuk-tuk. La coppia, che si trovava a Patong, si e’ poi divisa nella famosa Soi Bangla e solo al rientro in camera la ragazza ha detto al suo fidanzato di essere stata stuprata.

La donna ha dichiarato alla Polizia che l’autista, lungo il percorso, ha fatto salire 2 suoi amici dirigendosi in un luogo quieto di Patong dove l’autista l’ha violentata mentre il secondo uomo ea teneva ferme le mani ed il terzo i piedi.

La scorsa notte, dopo 2 giorni di indagini intense, la Polizia ha dichiarato che le telecamere del luogo rivelano che la donna ha preso un taxi motocicletta e non un tuk-tuk come affermato aggiungendo che nel video non vi e’ alcun elemento che supporti il racconto della ragazza.

La donna ha aggiunto di avere nazionalita’ Inglese ed Australiana, di aver utilizzato il passaporto Australiano per venire a Phuket e che l’autista del tuk-tuk si e’ tenuto il passaporto Australiano ed alcuni soldi quando e’ riuscita a fuggire a piedi.

Il caso e’ nelle mani del Comandante Provinciale Generale Chonsit Wadhnawarangkun e la ragazza sta ricevendo assistenza dal console.


Fonte: Phuketwan

domenica 17 luglio 2011

LICENZIAMENTO DEL DIPENDENTE

“Il datore di lavoro dovrebbe considerare che, anche in Thailandia, i dipendenti hanno il diritto alla liquidazione a meno che il licenziamento avvenga per giusta causa”


In Thailandia, il datore di lavoro che licenzia il proprio dipendente deve prendere in considerazione se il dipendente e’ protetto dalle norme Thailandesi in materia di lavoro, se il licenziamento puo’ avvenire esclusivamente previa autorizzazione dell’Ufficio del Lavoro e/o in circostanze dove viene richiesta notifica all’Ufficio del Lavoro. Il dipendente puo’ rivolgersi al Dipartimento del Lavoro per accertarsi dei propri diritti e puo’ anche avvalersi del diritto di chiedere che il Dipartimento contatti il datore di lavoro qualora ritenga di essere stato trattato ingiustamente. Qualora il datore di lavoro non si trovi d’accordo con l’interpretazione data dall’Ufficio del Lavoro, in tal caso dovra’ aspettarsi una citazione presso il Tribunale del Lavoro e pertanto diventa qui’ di fondamentale importanza la consulenza solida e affidabile di un reputato ufficio legale, cosa consigliata anche ai Direttori del Personale qualora sorgano dubbi.

LIQUIDAZIONE

Il datore di lavoro dovrebbe considerare che, anche in Thailandia, i dipendenti hanno il diritto alla liquidazione a meno che il licenziamento avvenga per “giusta causa”. L’ammontare della liquidazione varia a seconda della durata del rapporto di lavoro come segue:

a) almeno 120 giorni consecutivi ed inferiore ad 1 anno: viene riconosciuta una liquidazione non inferiore a 30 volte l’ultima paga giornaliera o comunque non inferiore all’ultimo stipendio mensile;
b) almeno 1 anno consecutivo ed inferiore a 3 anni: viene riconosciuta una liquidazione non inferiore a 90 volte l’ultima paga giornaliera o comunque non inferiore al totale stipendi degli ultimi 3 mesi;
c) almeno 3 anni consecutivi ed inferiore a 6 anni: viene riconosciuta una liquidazione non inferiore a 180 volte l’ultima paga giornaliera o comunque non inferiore al totale stipendi degli ultimi 6 mesi;
d) almeno 6 anni consecutivi ed inferiore a 10 anni: viene riconosciuta una liquidazione non inferiore a 240 volte l’ultima paga giornaliera o comunque non inferiore al totale stipendi degli ultimi 8 mesi;
e) oltre i 10 anni consecutivi: viene riconosciuta una liquidazione non inferiore a 300 volte l’ultima paga giornaliera o comunque non inferiore al totale stipendi degli ultimi 10 mesi;

PAGAMENTO AL POSTO DELLA NOTIFICA DI LICENZIAMENTO

Nel caso di contratto di lavoro a tempo indeterminato, il dipendente ha diritto ad un preavviso avente durata di almeno 1 salario intero. Qualora tale periodo risultasse piu’ lungo di 3 mesi, il termine di notifica sara’ di 3 mesi. E’ possibile licenziare in tronco dietro compensazione per il mancato preavviso. Tuttavia, sia il preavviso che la compensazione possono non figurare nel caso in cui il dipendente:

a) disobbedisce volontariamente o e’ abitualmente negligente agli ordini impartiti dal datore di lavoro;
b) e’ assente dal posto di lavoro;
c) e’ reo di grossa mancanza disciplinare o agisce in maniera incompatibile con il fedele e doveroso compimento dei suoi doveri;

Se il datore di lavoro non provvede a regolare il dipendente con un contratto di lavoro appropriato, potrebbe trovarsi in condizione da non riconoscere specifici diritti al dipendente e come conseguenza dover pagare piu’ della pura e semplice liquidazione.

CAUSE CHE ESCLUDONO IL DATORE DI LAVORO DAL PAGARE LA LIQUIDAZIONE

Il datore di lavoro non e’ tenuto a pagare la liquidazione al dipendente licenziato per i seguenti motivi:




  • dimissioni volontarie del dipendente;



  • disonesta’ durante l’espletazione del proprio lavoro o per aver commesso volontariamente un crimine contro il datore di lavoro;



  • per aver causato intenzionalmente una perdita al datore di lavoro;



  • grossa negligenza risultante in una perdita cospicua per il datore di lavoro;



  • violazione delle norme di lavoro e di buona condotta dopo che il datore di lavoro ha gia’ emesso procedimenti disciplinari eccezione fatta per casi seri dove il datore di lavoro non e’ tenuto a dare provvedimenti disciplinari;



  • assenteismo non giustificato per un periodo di almeno 3 giorni consecutivi;



  • imprigionamento con sentenza passata in giudicato;


LICENZIAMENTO INGIUSTO


In aggiunta alla liquidazione, il dipendente puo’ chiedere i danni al datore di lavoro qualora ritenga di essere stato licenziato ingiustamente. Il Tribunale del Lavoro puo’ reintegrare il dipendente qualora ritenga che il licenziamento sia stato ingiusto. Qualora sussista l’incompatibilita’ nel rapporto di lavoro tra datore e dipendente, il Tribunale puo’ fissare una compensazione da pagare al dipendente che varia a seconda della sua eta’, della durata del rapporto di lavoro, degli inconvenienti subiti a causa della perdita del lavoro e naturalmente della liquidazione maturata. In tale situazione, le spese extra sia del procedimento legale che nel provare chi ha torto o ragione possono facilmente superare la pura liquidazione, pertanto e’ necessaria una bella analisi nel valutare se ne vale veramente la pena imbarcarsi in una causa legale nel provare la propria ragione o arrangiarsi tra le parti in causa fuori dal tribunale.

domenica 10 luglio 2011

PAZIENZA CHE PORTA ALLA CITTADINANZA TAILANDESE


“Angela e’ inglese ed e’ riuscita ad acquisire la cittadinanza Tailandese sorprendendo la commissione cantando l’inno nazionale sia nella lingua ufficiale che in dialetto meridionale“



Diverse persone mi hanno domandato perche’ voglio diventare cittadina tailandese. Vivo in Tailandia da piu’ di meta’ della mia vita e come tanti stranieri, sono sempre stata trattata in modo diverso dai Thai. Non sono stata in grado di ottenere una residenza o un’attivita’ in mio nome. Ancora meno, votare.

Gli stranieri devono continuamente avere a che fare con le norme di visto e permesso di lavoro per essere in regola. In qualita’ di non residente sia in Tailandia che in Inghilterra dove sono nata, mi sono sentita come se vivessi in una sorta di limbo: non mi sentivo di appartenere veramente ad alcun posto.

Mi piace l’idea di essere una cittadina che partecipa attivamente nel Paese dove ho scelto di vivere e diventando cittadina Thai mi ha fatto diventare cosi’, vivendo senza pregiudizi o disciminazioni poiche’ adesso sono Tailandese. Posso avere beni e terreni intestati a mio nome e sicuramente piu’ del 49% di partecipazione in qualunque societa’ che voglio.

I’iter burocratico per diventare cittadina Thai e’ piuttosto intimidatorio. Ci ho messo oltre 9 anni a destreggiarmi tra carte e burocrazia. La mia domanda originale e’ rimasta nel cassetto della polizia per ben 8 anni principalmente perche’ non riuscivo a sfondare la porta del sistema. Alla fine, mi hanno illuminato sul come poter ottenere la mia domanda approvata. Ho dovuto disbrigarmi anche tra i corridori dell’Ufficio Affari Esteri a Bangkok per ottenere la firma finale.

Quando e’ arrivato il momento del colloquio, mi sono trovata di fronte una commissione composta da ben 7 ufficiali tra i quali spiccavano il Vice-Governatore di Phuket, il Direttore dell’Ufficio Imposte ed Ufficiali della Polizia. C’e’ stata anche una visita a casa mia la stessa mattina presto per verificare che fossi realmente sposata ad un Tailandese e quando mi hanno chiesto le impronte digitali, mi sono trovata ad attendere il mio turno assieme ad altri criminali nella stazione di polizia di Chalong.

C’e’ stato anche un controllo incrociato con l’Interpol per verificare che non avessi dei mandati d’arresto internazionali e ho dovuto cantare l’inno nazionale. Ho sorpreso la commissione cantando l’inno sia nella lingua ufficiale (Thai Centrale) che nel dialetto meridionale e ...... ce l’ho fatta. Ora sono Thai. Ho una carta d’Identita’ Tailandese con la quale posso firmare documenti legali e posso ora avere la casa intestata a me. Inoltre, un giorno avro’ il diritto ad una pensione.

Avrei voluto volentieri votare alle elezioni del 3 Luglio ma la legge dice che devo attendere ancora 5 anni.

Mi sento privilegiata nell’essere piu’ integrata nella societa’ e sono orgogliosa di essere cittadina Tailandese.


by Angela Prajantabut